Parte prima
: Si
comincia dalla storia…
Sotto
il nome “ Piccolo teatro “ di Milano si identificano, in realtà,
tre teatri: Grassi, Fossati e Strehler, che sono, poi, tre grandi personalità,
che hanno dedicato la loro vita al teatro. Subito dopo la fine della
guerra, ci ha spiegato la nostra guida, la signora Maria Rosa, i Tre
chiesero al Comune di potere costruire un teatro nella zona ( Lanza )
per potere esprimere, liberamente, emozioni, sentimenti ed opinioni
sulle opere da rappresentare; per approfondire lo studio sulla
drammaturgia e, soprattutto, per “
ricostruire” la società milanese a pochi anni dalla tragedia bellica.
Essendo
composto in origine da una
platea di 450 posti, fu necessario ingrandire la struttura,
per dare la possibilità ai cittadini di assistere agli
spettacoli: ormai i milanesi cominciavano ad apprezzare sempre più il
teatro, grazie alla sua naturale funzione educativa e catartica.
Lo
“ Strelher”, così come lo vediamo oggi, è stato inaugurato nel
gennaio del 1998 e si può considerare il primo teatro stabile di
Milano; stabile perché gli attori hanno una sede fissa per le
rappresentazioni, non sono più gli attori saltimbanchi ambulanti, ma
seguono un programma sempre più definito.
la
nuova sede del teatro dedicato a Strehler
Dopo
queste essenziali informazioni storiche, ci accingiamo ad entrare nella
platea, passando per il foyer che, come ci spiega Maria Rosa, è un
luogo di ritrovo molto importante , infatti il pubblico, dopo la
rappresentazione, o durante gli intervalli, si ferma qui a
chiacchierare, a scambiarsi opinioni sullo spettacolo, e non solo. Esso
svolge, insomma, un’importante funzione sociale; ecco perché è così
ampio! Questa entrata è detta FOYER di PLATEA.
Nel
teatro tecnici macchinisti costumisti, truccatori e tante altre figure
professionali, lavorano 24h su 24h. Molte volte la scenografia viene
realizzata interamente nel laboratorio del teatro e per la messa in
scena si riuniscono regista, macchinisti, truccatori, attori, costumisti
tecnici delle luci e del suono. Quando per una scena occorrono
particolari tessuti, a volte vengono interamente prodotti dal
laboratorio del teatro, un “cantiere” sempre aperto. Il costumista
deve essere bravo ad interpretare le idee del regista quindi non solo
deve essere preparato sul contesto in cui sono ambientate le vicende, ma
deve anche essere dotato di creatività e di originalità. Anche gli
addetti alla sartoria devono essere particolarmente abili e creativi.
Parte
seconda:
Entriamo in platea, sostando
nel foyer…
Nel
teatro in questo momento sul palcoscenico c’è la scenografia del
Prometeo con una statua del dio Prometeo che è stata realizzata un anno
prima dell’inaugurazione dello spettacolo; essa è stata costruita con
vetro, polistirolo e acciaio. All’interno del Prometeo, un’enorme
statua, si trova un ascensore che serve per portare l’attore
protagonista sul capo, dentro al quale vi è un’apertura: da qui
l’attore reciterà la sua parte.
La
statua è gigantesca e per spostarla con facilità il regista ha pensato
di far suddividere la statua in blocchi, facili da trasportare e
altrettanto facili da costruire. Un altra curiosità di questa statua è
che sulla mano c’è un foro dal quale, alla fine di ogni spettacolo,
esce una fiamma mentre il palco viene sommerso dall’acqua su cui
padroneggia la statua.
Parte
terza:
Per capire meglio…
Ma
quanto tempo occorre per preparare uno spettacolo?
Ormai
affascinati dal mondo del teatro, tempestiamo di domande la signora
Maria Rosa, e lei, grazie alla sua competenza, riesce a saziare la
nostra curiosità. Per quanto riguarda la programmazione di uno
spettacolo il tempo necessario per allestirlo è di circa tre anni perché
bisogna organizzare le componenti, gli attori, i costumi, le prove
musicali e anche la pubblicità. Se uno spettacolo riscuote molto
successo può essere riproposto solo l’anno successivo senza
modifiche, perché la programmazione degli spettacoli è triennale.
Uno
spettacolo rimane in scena circa quaranta giorni, dopodiché si passa
alla rappresentazione successiva in calendario.
Adesso
i posti in platea sono 965 e l’architetto che lo ha ideato è morto
circa due anni dopo l’inaugurazione del teatro. La capienza
dell’edificio è notevole, ma ciò
non è molto evidente perché l’architetto ha fatto in modo che
anche i posti più lontani sembrino vicini al palco. L’acustica è
perfetta come un vero teatro greco.
Per
misurare il palcoscenico in modo molto veloce e approssimato si utilizza
il passo di un uomo: è lungo 18,50 metri e alto circa 30.
Dietro
la platea c’è la consolle dei tecnici del suono. Essa è fornita di
24 piastre: uno spettacolo! Tutti gli attori sono muniti di
radio-microfoni collegati alla consolle, che amplifica o modifica, a
seconda dell’occorrenza, le voci degli attori.
Essi
servono, inoltre, per farsi sentire da tutti gli spettatori, dato che il
teatro è dotato anche di loggione.
Sopra
il palcoscenico ci sono i ballatoi che il regista può scegliere di far
vedere o meno. Per il “Prometeo” è stato deciso che il pubblico
veda il teatro, com’è. A volte gli attori vengono calati
dall’alto come succede in una scena dove si rappresenta un angelo in
volo. Alla sinistra vi sono infatti dei cavi da cui scendono delle corde
fermate alla base del palco da altri cavi. Il
teatro si sviluppa su sei piani in altezza e tre sottoterra.
Parte quarta:
nella “Scatola Magica”!
Prima
di recarci ai piani bassi, ci viene proposto di assistere ad un breve
spettacolo tenuto da Nasser, un
artista algerino. Nasser ci ha letto la fiaba “Alciak e l’asino”
in lingua originale, mentre la guida Maria Rosa ne ha fatto la
traduzione in italiano.
E’
stato interessante ascoltare una lingua così lontana e diversa dai
nostri idiomi neolatini, inoltre l’attore è riuscito ad
intrattenerci, anche se colto di sorpresa, in modo simpatico e
divertente: è riuscito perfino a farci ballare, comprese le
professoresse e le guide, qualche danza algerina! Che esperienza!!
Parte quinta:
E adesso di sotto, attraverso un dedalo di scale, corridoi e
porte antincendio.
IN SARTORIA
La
difficoltà è quella di trovare, come detto in precedenza, stoffe
adatte alle occasioni. Ogni volta, dopo ogni spettacolo, le sarte devono
rifare o “restaurare” tutti
i costumi che si sono rovinati o rotti e col tempo i costumi diventano
sempre più fragili. Alcuni di quelli che abbiamo ammirato sono
interamente ricamati a mano. In questo periodo le sarte preparano i
costumi per “ Cleopatra”. Che abiti! Degni di una regina! Alcuni li
abbiamo toccati le mani; pesavano
tantissimo perché ricamati con minuscole perline dorate. Poterne
indossare uno! Dopo esserci “ rifatti gli occhi” con pizzi, perline,
broccati, sete e organze e dopo avere salutato le pazienti
e
disponibili lavoranti, accompagnati dalla signorina Martina, siamo giunti all’ultima meta:
l’ ATTREZZERIA
Parte
sesta
E’
un po’ la stanza “ della memoria” perché conserva gli oggetti
piccoli ( quelli di grandi dimensioni sono altrove ) utilizzati nelle
rappresentazioni teatrali. - In teatro non viene buttato niente: tutto
può essere riutilizzato – ci ha detto la guida.
Infatti
qui si trovano molti oggetti-attrezzi comprati o ideati dagli scenografi
con materiale ricavato da qualche altro lavoro.
E’
stato un po’ come rivivere il quadro futurista di Carrà “ La stanza
matta” che, di recente, in una nostra visita,
abbiamo ammirato alla Pinacoteca di Brera. Ci sono delle bandone,
specie di lamiere sottilissime di rame, che servono per riprodurre i
rumori dei tuoni e dei temporali; dei soldi finti che risalgono anche a
tanti anni fa, quindi sono enormi e rovinati. Ci sono libri di vario
genere, alcuni vecchissimi e ingialliti dal tempo, altri, addirittura
antichi, che nascondono mappe di tesori inesistenti. Poi agende, spade
di varie forme e dimensioni, corone, collane e monili d’altri tempi,
scudi, orecchini, bambole di pezza dagli occhi tristi e languidi,
marionette, ventagli e ancora un’infinità di altre cose ma tutte
conservate in modo intelligente e ordinato.
Quest’ultima
parte del teatro ci è piaciuta moltissimo, come tutto del resto.
Ed
è piaciuta tantissimo anche alla nostra prof
di italiano, che,
tanto per cambiare, ha avuto un’altra delle sue idee geniali ( si fa
per dire ) :- Perchè, ragazzi, non immaginare di far parlare di sé gli oggetti che più ci hanno colpito? -.
Anche
la signorina Martina è rimasta colpita da questa proposta
di lavoro, tanto che ci ha chiesto di inviare al teatro il “ frutto “
della nostra fantasia per partecipare al concorso organizzato dallo
Strehler e chissà che uno delle nostre creazioni non venga prescelta e
letta in pubblico il 24 maggio, giorno
della premiazione ufficiale!!.
Parte
settima : CONCLUSIONE
E’
stata un’esperienza ricca di stimoli che ha acceso la nostra curiosità
di pre-adolescenti ( e non è poco, con i tempi che corrono) ed ha
sicuramente consolidato la nostra opinione sul teatro.
Noi
della seconda A pensiamo che il Teatro Strehler possa essere paragonato
ad una piramide all’interno della quale lavorano tantissime persone a
pari dignità. La rappresentazione non è altro che il vertice di questo
solido e rappresenta la soddisfazione e la ricompensa alla fatica,
all’energia, all’amore per il lavoro svolto.
Sì,
proprio all’amore, perché il teatro è passione, commozione, gioia,
EMOZIONE: per questo va seguito e sostenuto.
Milano,
21 marzo 2003

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