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La visita I Racconti Presentazione

          Dopo un lungo viaggio arriviamo al piccolo Teatro Strehler. Nell’ampio e accogliente atrio troviamo ad accoglierci la nostra guida. Rosa spiega a grandi linee la storia del teatro, e poi ci accompagna nelle varie sale che lo compongono. Dopo averle visitate tutte, una più interessante dell’altra, scendiamo nel sotto scala questa volta accompagnati dalla guida Martina, arriviamo davanti ad una porta molto vecchia. Io continuo a pormi domande sul contenuto di quella stanza, e quando la signorina apre la porta rimango a bocca aperta: una serie interminabile di scaffali traboccano di oggetti stranissimi, dalle banconote finte alle biciclette e alle corone! Qui è tutto magico e mentre percorro quei corridoi percepisco, oltre al rumore del cuore che batte all’impazzata dall’emozione, dei bisbigli; come se qualcuno continuasse a parlare senza accorgersi della nostra presenza. Mi fermo un secondo e mi guardo intorno; il mio sguardo si posa su una tazzina piccola piccola, che sta parlando con una zuccheriera!, Non posso crederci. Mi avvicino di più per controllare se son desta e questa, come se niente fosse, continua a parlare. Raccontava alla zuccheriera di come si era fatta una crepa che ha sul manico; diceva, infatti, che l’attore prima di andare in scena era così terrorizzato che, per sbaglio, l’aveva fatta cadere. Io non credo ai miei occhi la tazzina parla davvero! Per un attimo chiudo gli occhi e quando li riapro mi accorgo di un gruppo di scope che ascoltavano una loro compagna; questa stava raccontando di come mai ha un grosso bozzo sul manico. Spiega che durante uno spettacolo l’attrice a cui era stata affidata ebbe una crisi di nervi e continuava a picchiarla contro un muro e da quel giorno era rimasta così, tutta storta. Non posso ancora crederci: è divertente ascoltare le storie di quegli strani oggetti, ognuno con qualcosa da dire, ma il tempo stringe e ormai quasi tutti sono fuori. Chiedo alle insegnanti il permesso di stare ancora un po’ li ad ascoltare quelle storie bizzarre. ”Solo cinque minuti, poi raggiungici in fretta all’uscita più vicina!” dice la professoressa di italiano. Rimasta sola, cerco di entrare nella memoria di quegli oggetti e l’odore del tempo passato, che avvolge tutta l’attrezzeria, mi aiuta; sto per recarmi verso l’uscita quando una corona si mette  parlare. “Sono la corona di Cleopatra e sono stressssssattisssssima la mia “padrona”, infatti, continua a lucidarmi tutto il santo giorno, perché sul palco devo essere super luccicante, altrimenti non sarei all’altezza di una regina (dice lei). Che stressss! Ormai ho bevuto tanto di quel “Sidol” che credo di essere ubriaca! Come farò a stare in testa?

Povero diadema! Mi fa tenerezza e non so cosa dirle per tirarla su, anche perché devo proprio andare. Non posso neanche farle una carezza, perché qui dentro non si può toccare niente, solo guardare, ammirare, sognare…

Ed io sono qui, a bocca aperta, a cercare di rubare l’ultimo sguardo di uno oggetto da tenere nel baule dei miei ricordi.

Sento la voce, lontana, della mia professoressa che mi richiama al dovere. Io esito ancora un po’, poi, con un nodo in gola, apro e richiudo alle mie spalle la porta. Per un solo istante ho avuto come l’impressione che anche la porta avesse un anima, così l’ho richiusa pian piano, senza farla cigolare, senza farle male…

 

…mi riunisco al gruppo-classe chiedendo scusa per il ritardo. Riprendo a  camminare come un automa perché ho lasciato il mio cuore là, nell’attrezzeria del teatro, dove ho conosciuto la magia del sognare ad occhi aperti.

Che esperienza magnifica, oserei dire, teatrale!

Entriamo nell'attrezzeria del Teatro Strehler gli oggetti prendono vita e ...

Autrice

Martina Santinoli

Gruppo di scope

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