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"THE HAPPY PRINCE"

mini rappresentazione teatrale in Lingua Inglese

 

ESIGENZE: cimentarsi in attività non curricolari. Necessità di fluidificare i propri meccanismi linguistici. Migliorare lo squilibrio delle manifestazioni motorie. Osservare e monitorare gli alunni. Dialogare con le figure genitoriali.

Il gruppo e il manifesto dello spettacolo con il casting

                                

OBIETTIVI: migliorare il collegamento mente-corpo. Affinare la fluidità linguistica (Lingua 1 e Lingua 2) e la

                 pronuncia (Lingua 2). Migliorare le capacità di memorizzazione e l'espressione corporea.

                 Migliorare la prossemica. Uso della voce e del paralinguaggio.

 

SCENEGGIATURA: a cura della prof. C. Celani, tratta da un racconto di Oscar Wilde:

                                            "The happy Prince

 

 

Breve trama a cura di F. Medas

La statua del principe ci parla dei grossi problemi di povertà e miseria che vede nella sua città. Un giorno un rondinotto, rimasto indietro rispetto al suo stormo di migrazione, si ferma ai suoi piedi e, su sua richiesta, lo spoglia dell'oro e delle pietre preziose che lo ricoprono, per donarli ai più miseri. La ricompensa per lui e il principe, sarà, infine, il regno dei cieli.

   

BRAIN STORMING

attività di verifica collettiva con l'utilizzo della tecnica dello Brain Storming che prevede una raccolta libera di idee, emozioni e proposte su un tema posto al centro.

SCENOGRAFIA: prof. L. Saracco e prof. C.Celani e realizzazione a cura degli alunni della 3B

LE NOSTRE INTERVISTE AI PROTAGONISTI

Federico Crippa

1) E’ stato difficile o semplice per te immedesimarti nel personaggio?

1) È stato abbastanza difficile perché io dovevo entrare in una parte in cui bisognava essere molto espressivi: quella dello scrittore infreddolito in crisi di vena creativa e poi soccorso inaspettatamente da una rondine. Ho dovuto provare più volte sia davanti ai miei compagni che per conto mio a casa perché mi risultava difficile sembrare spontaneo.

 

        2) Se ti chiedessero di ripetere lo spettacolo quale parte vorresti interpretare e perché?

2) Forse mi piacerebbe interpretare la parte del principe felice perché è il protagonista e compie una serie di azioni generose che fanno ben comprendere il suo carattere. Ho questo desiderio ,anche se la parte è molto lunga e richiede espressività e memoria.

 

         3) Sei soddisfatto di te?                                         

3) Spero di essere stato all’altezza del ruolo assegnatomi e credo di aver dato il meglio di ciò che era nelle mie possibilità. Quindi mi ritengo abbastanza soddisfatto.

 

 

 

 

Alessio Medagliani

 

Ti è sembrata una parte difficile la tua? Perchè?

Sicuramente tutte le parti sono difficili,alcune più delle altre perché richiedono più impegno nella memorizzazione del testo. Questa era una di quelle.

  

Ti sembra che la recita sia venuta bene? Potevi fare meglio?  

Succede in tutti i teatri che gli attori,professionisti o non, possano sbagliare,ma credo di essere andato bene e di avere dato il meglio di me. E’ venuta bene malgrado la presenza del pubblico che metteva in imbarazzo,ma con coraggio sono riuscito a vincere questa emozione. E’anzi grazie al fatto di avere una platea che ho potuto dare il meglio di me,e anche grazie alle numerose prove precedenti.                                     

 

Gaia Cislaghi 

Cosa hai provato a recitare davanti a un pubblico così numeroso?

 Lo spettacolo “The Happy Prince” per noi della 3°A ha sempre avuto grande importanza  infatti è dalla seconda che abbiamo cominciato a provare, e abbiamo terminato soltanto a Natale di quest’anno. Io non avevo una parte importante all’inizio, però in seguito, oltre alla parte della sarta, ho dovuto assumere anche quella di presentatrice della storia assieme a Giulia Blanco. Il giorno dello spettacolo ero molto tesa, non so perché così tanto, visto che comunque non era la prima volta che mi esibivo in pubblico. Sarà stato per via del fatto  che conoscevo quasi tutti gli spettatori o forse perché avevamo provato tante volte… C’erano tantissimi motivi per essere agitata, e questi motivi hanno fatto sì che, mentre parlavo, tremavo come una foglia!  In quel momento non c’era nessun altro con me, solo io, silenzio assoluto, morsa al cuore, voce che trema… Ma in fin dei conti penso che sia proprio questo a rendere  il teatro una delle attività più belle in assoluto. La seconda volta che abbiamo presentato lo spettacolo, per registrarlo con la telecamera, è stato diverso, molto meno imbarazzante ma comunque emozionante!  Infine io penso che questo spettacolo sia servito a ognuno di noi per acquisire maggior fiducia in noi stessi e per unirci di più.

Martina Santinoli

 

Che sensazione hai provato ad essere la protagonista della vicenda?

 Quando ho saputo che la protagonista della storia sarei stata io, ero felicissima, nonostante sapessi della mia paura per il palcoscenico. Conoscendomi, infatti, ero certa che la mia emotività in questa situazione mi avrebbe creato dei problemi. Inoltre dovevo stare anche attenta a ricordarmi tutte le battute e i gesti da fare durante lo spettacolo, e per questo ero spaventata. Comunque, ero molto felice di aver ricevuto quella parte: sarebbe stata anche una sfida con me stessa per vincere la mia emotività e la mia fobia per il pubblico.

 

C’è una parte a cui sei rimasta più legata? Perchè ? ce la ripeti ?

 Si la parte a cui sono rimasta più legata è stata la scena finale, quando il mio personaggio, la rondine, muore. La frase che dovevo dire in quel momento era: “I’m not going to Egypt I’m going to the house of Death” ovvero: “ io non vado in Egitto, io vado nella casa della morte”.  Non so di preciso il motivo per cui  sono rimasta più legata a questa parte; forse perché è una scena drammatica o forse perché è l’ultima che recito, fatto sta che mi è rimasta nel cuore

 

Sei soddisfatta della tua interpretazione ?

 Si sono molto soddisfatta perché, nonostante tutti i vari inconvenienti che ho incontrato, ho dato il massimo di me  e questo mi rende felice.

 

Cinzia Guaschino

 

      1) Qual è stata per te la cosa più difficile da superare?

 1) Certamente la cosa più difficile da superare è stata la timidezza e l’imbarazzo di parlare ad un pubblico così numeroso,ma soprattutto di parlare davanti ai miei genitori.

 

      2) Sei soddisfatta della tua interpretazione ?

 2) Sì,diciamo che sono abbastanza soddisfatta, ma di certo non ho dato il massimo perché ero…in preda al panico!

 

      3) Se ti chiedessero di rifare lo spettacolo, quale parte vorresti interpretare e perchè?

3) Tutto sommato sarei contenta di  interpretare ancora lo stesso ruolo, quello del narratore, che mi è piaciuto molto. La cosa in cui ho trovato maggiore difficoltà è stata dare la giusta intonazione alla lettura,rispettando tempi e ritmi della vicenda. Inutile dire, però, che in quei momenti provavo una grande soddisfazione nel sapere che proprio grazie a me, alla mia spiegazione della storia, e alle emozioni che riuscivo a comunicare, il pubblico poteva entrare nella storia e lasciarsi coinvolgere dal “patos” della storia.                                               

Alcune immagini dello spettacolo

     

      

   

Con il Teatro in Inglese ci vediamo il prossimo anno per una nuova occasione

                                                                                           a cura della docente prof. Carola Celani

 

    mmg                                                                                                                                                                                                         (torna inizio)
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