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Centosessantotto
recalcitranti piccoli piedi calpestano il prato esangue, grigio, come
grigie sono le pareti del cubo di cemento da architettura
nazionalpopolare degli Anni Settanta e come grigio è il viale della
circonvallazione a poche centinaia di metri dalla scuola, periferia
ovest di Milano. Gli ottantaquattro possessori dei piccoli piedi
attraversano l'atrio, ricacciano indietro le lacrime, stringono
centosessantotto piccole mani umidicce in quelle ugualmente sudate di
mamma e papà e cominciano a osservare.
Guardano gli aquiloni e le mongolfiere che la maestra Ada Iraso ha
disegnato, colorato e appeso alle pareti, fissano il cartellone dove
c'è un BENVENUTO tutto maiuscolo ma, non sapendo ancora leggere, non
capiscono bene cosa ci sia scritto, sbirciano i ragazzini di quinta
che li accompagneranno per la prima volta in classe, scrutano i
commessi. E soprattutto guardano, per la prima volta, le loro maestre.
Che saranno, almeno alla elementare Leone Tolstoj di via Zuara, due
per tutte e quattro le classi prime e che faranno la solita
compresenza cioè un monte ore di lezione con due insegnanti presenti
contemporaneamente in classe.
L'organico
Il maestro unico in via Zuara si è arrestato davanti al muro
dell'autonomia didattica eretto della dirigente Maria Grazia
Vinciguerra, responsabile di un comprensorio didattico di circa 800
studenti che ingloba, oltre alla scuola elementare, una scuola media e
una succursale. Sessant'anni, la preside di andare in pensione e di
allontanarsi dalla scuola dove è arrivata nel 1992 non ci pensa
proprio perchè a lei, dice, il suo lavoro diverte e piace. Il
provveditorato le ha confermato l'organico dello scorso anno, che
sulle elementari è formato da 36 docenti e tre specialisti e lei è
riuscita a rintuzzare almeno per ques'anno gli attacchi della riforma
Gelmini ai due maestri per classe. «La nostra scuola prevede
esclusivamente il tempo pieno, che siamo riusciti a mantenere in tutte
le classi. Questo ha evitato che subissimo tagli all'organico. Secondo
noi le competenze sono una risorsa e un arricchimento per gli alunni –
si infiamma la Vinciguerra -. I nostri insegnanti si sono
specializzati su un'area, quella linguistica o quella logico
matematica, hanno fatto corsi, hanno elaborato tecniche di per far
apprendere queste materie meglio. Ecco perchè abbiamo tenuto il
modello degli anni scorsi. Per amore dei bambini».
Ma si può non parlare d'amore quando si parla di scuola? Il primo
giorno è un rito di passaggio che si rinnova, con la gola strozzata,
per gli alunni, per i genitori e per chi nella scuola ci lavora. Come
Angela Collura, che quest'anno insegnerà in prima D e che ha trascorso
le scorse settimane a incollare, tagliare e sistemare la sua classe in
modo che tutto sia pronto per l'arrivo dei suoi bimbi: li prenderà con
il moccico al naso e li lascerà tra cinque anni con i peluria e
cellulare in tasca. O come Carmen Carrillo, che nell'elementare è la
responsabile del laboratorio informatico e mostra con orgoglio le sue
due lavagne elettroniche di cui una touch screen per i piccolini. O
come la vicepreside Francesca Spada che lancia sguardi soddisfatti
alla commessa che controlla le piante grasse sul terrazzino.
I fondi
L'unica delusione, in quest'inizio d'anno scolastico 2009-2010 è sulla
palestra. «Sia in quella delle elementari che in quella delle medie ci
piove dentro perchè il pluviale è stato costruito male - si rammarica
la Vinciguerra -. Quando piove è inagibile. Ho un pacco di richieste
inevase che ho inviato al Comune. Di tutte, quella che più mi dispiace
è questa. Per il resto ci arrangiamo noi»
Banchi, armadietti, biliardini per far giocare i bambini
nell'intervallo, tutto è nuovissimo e non c'è stato bisogno di
chiedere aiuto ai genitori. Niente carta igienica, sapone liquido e
scottex da portare a inizio d'anno e anche i laboratori vengono
affidati direttamente al corpo insegnante della scuola senza
specialisti esterni retribuiti dai genitori. «Gestisco i fondi
investendo sempre in beni durevoli – spiega la Vinciguerra –, ecco
perchè non ho mai bisogno di soldi. Anche perchè questa è una scuola
con una presenza di stranieri intorno al 25% e molti non potrebbero
permetterselo». Le classi della Tolstoj sono piccole di numero anche
per questo, la Questura prevede un arrivo su Milano di 700 bambini in
età scolare entro la fine dell'anno, un numero che con la sanatoria è
destinato a salire.
La scuola media
Di fronte alla scuola elementare, all'ingresso dell'edificio che
ospita la scuola media, gli operai hanno appena terminato di
ristrutturare una stanza per il polo di prima alfabetizzazione per gli
stranieri. In segreteria tanti adulti chiedono dei corsi.
Anche nella scuola media l'organico della Tolstoj è stato riconfermato
ma con una novità che preoccupa non poco gli insegnanti. Le diciotto
ore di insegnamento sono tutte in classe e quindi i docenti non hanno
più ore a disposizione da gestire insieme alla preside.
Le sezioni della scuola secondaria di primo grado sono
otto con 23 alunni circa. Il tetto di 30 studenti per classe
all'istituto di via Zuara non può essere raggiunto per legge perchè ci
sono mediamente due ragazzi con handicap per classe oltre agli
stranieri.
Nelle classi i casi difficili non sono pochi. I
bocciati in prima media a giugno sono stati 12. I docenti sono 63
divisi nelle due sedi. L'orario è di 55 minuti e non di 60 come aveva
intimato la Gelmini che nei mesi scorsi aveva minacciato ispezioni e
controlli nelle scuole superiori che non si fossero attenute al
ripristino dell'ora di 60 minuti. «Ma noi ci atteniamo alla legge –
spiega la Vinciguerra. I dieci minuti al giorno che si perdono vengono
recuperati nei rientri».
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