attività didattica a cura dei docenti: prof. G. Bertino, A. Fredella, L. Saracco, P. Merli e M. Gabbari

 

    mmg                                                                                        Vedi anche "La nostra zona"                                                                     (torna inizio)
Home page Chi siamo Cosa facciamo Perché Come Dove siamo Quando

  Indice

 Scrivici   Mappa sito

ritorna indietroRitorna

Area Scuola ElementareElementare

Area Scuola MediaMedia

Area Centro TerritorialeC.Territoriale

"TRE PASSI AL LORENTEGGIO"

 

Gli alunni e le alunne delle classi 1a e 2a sez. A  hanno creato  un itinerario all’interno della zona in cui abitano e ha sede la scuola.

Il percorso proposto è stato pensato per far conoscere a tutti una parte di Milano ricca di storia e di significato, e in tal modo contribuire alla conoscenza del territorio come patrimonio culturale e identitario condiviso.

 

I ragazzi hanno fatto interviste, girato filmati, scattato fotografie; hanno cercato numerose notizie di storia, dell’ambiente, di musica, di letteratura, di cinematografia, ma anche tante curiosità, legate in particolare ad alcuni luoghi significativi, che sono stati  visitati dai ragazzi e dalle loro famiglie.

(la Biblioteca di Zona, la Chiesetta di San Protaso, il Palazzotto del Lorenteggio…)

Sintesi di alcune parti significative del percorso :

UN PO’ DI STORIA

Il termine "Lorenteggio" proviene dal nome proprio di Laurente o meglio dal suo diminutivo. Infatti l'attuale Lorenteggio, intorno all' anno 1000, si chiamava Laurentiglio. La Milano medioevale non si discostava, nel suo aspetto politico-amministrativo, dalla Milano romana. Esisteva la città vera e propria, quella entro le mura, molto piccola; mentre il territorio fuori le mura , nel Medio Evo, veniva  chiamato "dei Corpi Santi".

I Corpi Santi era una zona immensa, che circondava tutto attorno la città: un territorio fatto di borghi, cascinali, cappelle e conventi distribuiti in una vasta campagna di una profondità pari a sei miglia di raggio. Il territorio "dei Corpi Santi" ebbe una vera autonomia amministrativa, finchè non fu unito al Comune di Milano nel 1873. Ai Corpi Santi apparteneva quella parte della nostra Zona che è più vicina al centro (dalla via Cascina Corba a P.zza Bolivar; da Via Savona a Via Osoppo).

Il comune di Lorenteggio si estendeva su un territorio che corrisponde a quello delimitato a sud-ovest da via Giambellino ( parte recente ), p.zza Tirana, via Giordani, via Narcisi, via Lorenteggio comprendente, altresì, una parte anche del territorio di Corsico. Quindi, parte della nostra Zona 6 apparteneva ai "Corpi Santi" di Porta Ticinese e di Porta Vercellina, mentre l'altra parte apparteneva ai Comuni di Lorenteggio e Sellanuova che furono, per molto tempo, inseriti nella Pieve di Cesano Boscone.

In questo periodo, il comune di Lorenteggio e uniti - come veniva chiamato allora - aveva 143 abitanti. Non è il caso di stupirsi; basti pensare che il maggior comune del distretto, cioè Baggio, aveva solo 630 abitanti. Autentica perla del comune di Lorenteggio era il Castelletto (oggi Palazzotto) casa padronale della Cascina Lorenteggio. Le cascine più importanti furono: la Cascina Lorenteggio, la Cascina S. Protaso e la Cascina Travaglia, ambedue antichissime. (L'ultima, negli anni sessanta, era ancora attiva con una decina di famiglie di contadini ed un centinaio di capi di bestiame). 

              

Palazzotto del Lorenteggio

 

IL LORENTEGGIO ALL’INIZIO DEL 1900

Nel 1923 gran parte dei territori degli antichi comuni di Lorenteggio e Sellanuova vennero assorbiti dalla città di Milano, anche se mantennero ancora per lungo tempo tutte le caratteristiche di una società agricola e patriarcale.  La via Lorenteggio era una via di campagna tortuosa e non asfaltata; sentiero era la via Primaticcio e stradina la via Inganni. I servizi sociali in zona erano carenti, per non dire inesistenti: la gente in Lorenteggio , quando aveva bisogno del medico o di fare la spesa si recava per lo più a Corsico e vi andava solitamente a piedi o per acqua, facendosi traghettare dalla barca di un tizio che faceva servizio chiamato, ironicamente, Caronte. I tram arrivavano nel vecchio Giambellino fino in via Brunelleschi, più avanti c'era una vettura sgangherata, chiamata  "Carioca" che, percorrendo una strada tutta buchi, portava la gente alla stazione di S. Cristoforo. Per la scuola non c'era da stare molto allegri. Nei primi decenni del secolo, in una casetta, nei pressi di piazza Tirana una maestra impartiva istruzione alle prime classi. Per le classi superiori si andava a Corsico o a Ronchetto. I bambini superavano i binari della ferrovia; quindi venivano traghettati sul Naviglio per recarsi appunto a Ronchetto, sull'altra sponda. I dazi erano due: uno era situato nei pressi di via Brunelleschi e veniva chiamato "Vinciguerra”; l'altro, invece stava vicino all' attuale p.zza Frattini e veniva denominato "Arzaga".

LO SAPEVATE CHE… “cà di paur”

In via Lorenteggio,  nei primi anni del Novecento, dove ora si trova il bar “Al panino del baffo” un tempo vi era la misteriosa “cà di paur”.

La chiamavano così perché in quel caseggiato, allora molto isolato, c’era una vecchia osteria ed attorno solo prati; qualche cascina qua e là e all’inizio della via la “Gesetta di lucert”.

Ebbene, quando i contadini andavano a vendere i pollami oppure le uova al mercato a Milano, al ritorno trovavano i briganti che li aspettavano per portare loro via i soldi che avevano guadagnato vendendo la merce. Per questo motivo veniva chiamata “la cà di paur”, perché i contadini, quando arrivavano in quel punto, avevano paura di essere rapinati o assaliti dai briganti!

 

SAN PROTASO

L’oratorio (piccola chiesa) di San Protaso è molto importante perché è l’unico documento storico rimasto nella nostra zona e risale addirittura all’anno mille. Esso apparteneva ai monaci Olivetani; era circondato dalla campagna, nei territori dei Corpi Santi e attorno ad esso scorrevano due torrentelli.

 

LA CA’ DI LUSERT

Negli anni cinquanta, quando la Chiesetta era ancora circondata dai campi, gli abitanti l’avevano soprannominata “Casa delle lucertole”; essendo stata utilizzata anche come fienile, essa versava in un pessimo stato di conservazione. Grazie all’Associazione Commercianti del Lorenteggio e al Lions Club Milano Host è stato possibile, negli anni ottanta, compiere un completo restauro, in collaborazione con la Soprintendenza ai Monumenti.

   

                                In visita a San Protaso                                         San Protaso negli anni 40  

 

BIBLIOTECA

 La biblioteca del Lorenteggio, in via Odazio, è stata aperta nel 1959, quando ancora non erano state costruite tutte le case che ora vediamo. E’ piccola, ma molto accogliente, ed è grazie anche al materiale, sia cartaceo che fotografico, messoci gentilmente  a disposizione dalla Responsabile, signora Nora, che abbiamo ricavato diverse notizie sul nostro quartiere. Contiene comunque più di 3000 volumi, ed è un prezioso punto di riferimento per tutti quelli che hanno bisogno di consultare libri, di studiare, di aggiornarsi.

 

   

LA CASCINA LORENTEGGIO E IL PALAZZOTTO

Lungo il nostro percorso ci siamo trovati ad ammirare quel che resta della Cascina Lorenteggio, ossia il Palazzotto Durini-Borasio. E’ una costruzione imponente ed interessante. Troviamo molto bella la descrizione che abbiamo trovato e che riportiamo qui di seguito:

“…Caratteristica e spaziosa cascina, sorge in parte sulle fondamenta di un antico fortino cinquecentesco di cui si sono trovati avanzi mentre si eseguivano lavori di restauro. La cascina sorge imponente e robusta su di un rialzo del terreno, in posizione dominante rispetto alle rustiche costruzioni che la fronteggiano, alcune delle quali recano segni di antiche decorazioni in cotto. All’angolo destro vi è il palazzotto in cotto con decorazioni di semplici riquadri. Il portale è in granito sagomato; sopra occhieggia un balconcino in ferro all’andalusa. All’interno: porticato a terreno con arcate e colonne binate di recente collocazione. Al piano superiore, le ampie campiture tra finestra e finestra hanno semplici riquadri in cotto. Questa parte interna a terreno ha una forma poligonale caratteristica perché gli angoli sono tutti smussati e ornati di semplici riquadri. Sotto il porticato fa mostra un ornatissimo cancello di ferro. Gli ambienti sono vasti e coperti da giuochi di volte a velette ed a crociera. Lo scalone, con rampe ellittiche che porta ai locali soffittati a cassettoni, è di una imponenza inusitata per una costruzione del genere. Non manca anche il piccolo oratorio…   

                                  (Da “Passeggiate milanesi fuori porta” di R.Bagnoli).

 

                  

AL GIAMBELLINO

Quando il quartiere si raccoglieva attorno al “Bar Gino”. Il calore di un angolo di paese ai margini della grande città. Verso la fine degli anni Sessanta, Giorgio Gaber finì per dedicare una delle sue più famose ballate a un tal Cerutti Gino, un incallito perdigiorno con qualche conto da saldare con la giustizia, che riscuoteva grande successo al bar al numero 50 di via Giambellino. Il personaggio, come si sa, era di fantasia, e derivava il suo cognome da quello maggiormente diffuso nelle famiglie che allora abitavano una fra le più graziose e accoglienti vie di Milano. Nella scelta del nome, invece, il Signor Gaber, aveva voluto rendere omaggio al gestore del suo bar preferito, che continuava a frequentare anche da artista affermato, sentendosi sempre a casa.

Gino Galli è morto ormai da vent’anni, e il suo bar oggi si presenta con un volto molto diverso. I nipoti, però, continuano a gestire la salumeria a lato, portando avanti una lunga tradizione di famiglia. Nel loro negozio si può vedere spesso Anna Fiamenghi, moglie di Gino, che adesso è un’attiva vecchietta di 94 anni. Saluta, prende quello che le serve, va nel retro e sale in una delle più antiche case del quartiere.

La via Giambellino di una volta era molto più breve dell’attuale, finiva con la farmacia all’angolo con via Bellini e il tram, quando arrivava lì, girava intorno alla rotonda e tornava indietro. La parte vecchia della via si distingue ancora per la presenza delle betulle ai lati della linea tranviaria.

Il Giambellino era come un piccolo paese all’interno di una grande città.

Molti personaggi dello spettacolo come Loi, Bramieri, e Gaber si facevano vedere spesso da quelle parti. Infatti, capitando nei paraggi, difficilmente dimenticavano di fare una puntata al mitico Bar Gino, vero e proprio cuore pulsante della via.                         Giorgio Gaber la sera era quasi di casa  

...”Andava sul retro, dove c’era la sala da biliardo. Lui di solito non giocava: si sedeva in un angolo e ci teneva compagnia con la sua chitarra. Era davvero una persona squisita; nonostante il successo non ha mai dimenticato le sue origini. Aiutava molti anziani e gente povera, in silenzio, senza farlo sapere in giro. Ha lasciato un ricordo splendido».

Il cambiamento si è cominciato ad avvertire all’inizio degli anni Settanta. Gli stabilimenti chiudevano, e al loro posto sorgevano nuove abitazioni indispensabili per assorbire il flusso sempre crescente di immigrati. A poco a poco il tessuto sociale stava modificandosi.

Infatti, con il benessere economico la vecchia Giambellino ha lasciato il passo a una via più importante e trafficata, percorsa sempre più in fretta da gente forse un po’ più ricca, ma certamente più sola.

IL GIAMBELLINO: UN PO’ DI STORIA                                        

 Tra la fine del 1939 e l’inizio del 1940 venne ultimata la costruzione delle prime case popolari del quartiere Giambellino, e vi si stabilì il primo nucleo di abitanti, diversi per provenienza ed estrazione sociale. Erano tanti i meridionali che, in cerca di una migliore sistemazione e di lavoro, si stabilirono nella zona. Il quartiere, proprio per la grande varietà di esigenze, lingue e dialetti, venne soprannominato “Casbah”.

Al “rondò Giambellino” terminavano la loro corsa i tram n. 9 e n. 28, ma vi era anche la “Carioca”, una traballante corriera che sostava in piazza Albania ( oggi Tirana) e proseguiva fino alla stazione di S. Cristoforo. Lì si trovavano i primi negozi, naturalmente quelli indispensabili: il panettiere, il droghiere, il lattaio. Per raggiungere la scuola, la più vicina era quella di via Vespri Siciliani, c’era la famosa “Carioca”, sempre strapiena e sempre più sgangherata che faceva le sue fermate tra pozzanghere e sassi… 

 

 

Il percorso:

Videopresentazione

a cura prof. Luisella Saracco

 

La poesia:

"La gesetta di lucert"

recitata da R. Sironi

 

La ricerca completa:

"Tre passi al Lorenteggio"